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TETTE! Una breve guida alla cura del seno

Il seno è qualcosa a cui diamo molto valore, anzi, a cui abbiamo sempre dato molto valore, se è vero che le prime immagini antropomorfe ritraevano piccole figure con enormi tette.

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Può avere connotazioni molto diverse: bellezza, sensualità, fertilità, ma soprattutto cura materna e nutrimento, in senso concreto, ma anche emotivo – non c’è bisogno di essere madri biologiche per stringere qualcuno al petto e avvolgerlo in un caldo abbraccio. Un uomo che accoglie sul proprio petto compie un gesto che indica un forte legame, ma il gesto è ancora più intenso se a svolgerlo è una donna, o almeno così siamo portati a pensare, anche solo per il tabù sociale che incombe su questa parte del corpo femminile, perchè la zona del seno per la donna è molto particolare: secondo lo yoga kundalini qui si sviluppa la linea d’arco, che metaforicamente potremmo definire come una sorta di scudo protettivo all’altezza del cuore, con la tripla funzione di trasmetterci informazioni a livello intuitivo, di tenere lontano ciò che non desideriamo da un punto particolarmente sensibile e privato, e di includere nel proprio spazio intimo e vitale chi si trova al suo interno. Quello che è certo è che come viviamo il nostro seno influisce sulla percezione che abbiamo di noi stesse, o che a volte non abbiamo.

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Sappiamo che il seno è composto soprattutto da una due tipi di tessuto: una parte lipidica – che l’ayurveda chiama medha dhatu – agganciata tramite il tessuto connettivo a una parete muscolare e percorsa da un sistema molto complesso di ghiandole e linfonodi – rasa dhatu, che rappresenta la maggiore quantità in termini di massa, in genere.

La grande frequenza con cui possono formarsi piccole cisti e nodosità è data proprio da questa struttura, e dal fatto che tessuto lipidico e vasi linfatici possono creare facilmente ostruzioni attribuibili talvolta a un piccolo condotto in cui la circolazione non funziona al meglio perchè magari è stato compresso, o per una variazione ormonale – del legame tra seno e flusso mestruale parleremo in un altro momento, però ogni donna sa che il suo seno non è sempre uguale – ma, secondo l’ayurveda, anche a causa di emozioni che ci portano a ripiegare questa parte del corpo su se stessa, fisicamente, ma non solo.

La maggior parte dei linfonodi si accumulano nella parte alta, verso le ascelle, mentre le ghiandole sono maggiormente concentrate intorno e sotto ai capezzoli. Inoltre, il seno è particolarmente prossimo e collegato a un’altra grossa e importantissima ghiandola, ossia il timo, e ovviamente al cuore, con tutte le implicazioni che questo comporta a livello mentale ed emotivo – avere un peso sul petto, avere il cuore spezzato, avere il batticuore, per restare nel linguaggio quotidiano.

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La forma specifica del seno è data dalla quantità della massa grassa e dalla tonicità del tessuto connettivo: questo tende a farci classificare il seno in base alla suddivisione in caratteristiche che già si utilizza nell’ayurveda per i vari tipi di costituzione fisica (vata, pitta, kapha, o un mix delle tre).

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Ovviamente, non esiste una tipologia migliore di un’altra, o più funzionale, o anche semplicemente più bella, se non soggettivamente: ogni persona ha il seno che ha, ed esprime le tipicità della sua costituzione e i segni del suo stile di vita anche attraverso questa parte del corpo.

Il fatto che rasa dhatu, che trasporta ormoni e linfociti in tutto il nostro corpo, sia così rappresentato in questa zona ci porta alle prime avvertenze per la cura del seno:

è importante non ostacolare la circolazione linfatica, quindi:

mantenere l’idratazione bevendo una quantità congrua di acqua;

non stringere e costringere eccessivamente le strutture che lo compongono – ad esempio reggiseni col ferretto, abiti troppo stretti sotto le ascelle possono interferire con una buona circolazione in zona;

praticare attività fisica regolare, che facilita la circolazione linfatica e rafforza la struttura muscolare che lo sostiene.

Se ci accorgiamo di particolari variazioni rispetto alla norma, ad esempio la pelle si avvizzisce, ci sono infiammazioni o secrezioni, importanti differenze di calore e di colore, lo sentiamo particolarmente dolente, ci sono piccole cisti, estreme variazioni di grandezza, o se tendiamo a sviluppare lieviti sotto al seno, sappiamo che siamo in qualche maniera in una fase di squilibrio rispetto alla nostra salute ottimale e che qualcosa sta cambiando.

Sebbene piccole variazioni non siano preoccupanti, e anzi possiamo utilizzarle per capire il nostro stato generale di salute, magari apportando piccole modifiche a dieta o stile di vita, le variazioni consistenti, ed in particolare le parti di tessuto indurito, possono dare adito a preoccupazioni e vanno immediatamente sottoposte a uno screening medico – putroppo i tumori al seno colpiscono una donna su otto e possono essere molto pericolosi – perchè corrispondono sicuramente a un cambiamento significativo (ingresso nella menopausa, eccessi alimentari, stress ingestibile, eccetera: non necessariamente le ipotesi peggiori, ma comunque situazioni da valutare).

Spesso si riflette sull’eccessiva medicalizzazione, tema complesso che non intendo affrontare qui, se non dicendo che un modo per ricorrere al medico quando serve, ossia né troppo di frequente e con eccessiva preoccupazione, né troppo poco o in ritardo, generalmente è quello di imparare a conoscersi, cercando di effettuare una buona “manutenzione” del nostro corpo, in modo da limitare i danni dovuti alla trascuratezza e da riconoscere per tempo i sintomi di qualcosa che cambia in un modo che non possiamo verificare autonomamente.

Per migliorare la circolazione e la tonicità, per monitorare la propria situazione, per osservare le molteplici emozioni che si annidano in questa parte del corpo, è molto utile prendere l’abitudine di un massaggio quotidiano.

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L’ayurveda consiglia di massaggiare il proprio corpo con un olio scelto in base alla stagione e alla propria costituzione quotidianamente, e il massaggio al seno è un rito dentro al rito.

Il momento migliore per un auto massaggio è dopo essersi lavati e, se si pratica l’idroterapia con l’acqua fredda, il momento migliore è dopo essersi lavati, ma prima di sciacquare il corpo con un tonificante getto di acqua fredda – durante i giorni delle mestruazioni è meglio non esagerare con il freddo e fermarsi a una sciacquata tiepida.

L’olio più indicato per il massaggio al seno, per le sue qualità emollienti, è l’olio di ricino, o quello di sesamo se fa particolarmente freddo, ma se si allatta è meglio utilizzare olii commestibili e privi di allergeni, come olio di mandorla dolce, olio di crusca di riso o burro di karitè puro.

La sequenza può essere eseguita a piacere, tuttavia sarebbe sempre meglio iniziare scaldando bene l’olio tra le mani, strofinando i palmi tra loro, e con un momento di concentrazione. In seguito, l’olio può essere applicato con movimenti circolari a partire dal capezzolo verso l’esterno, con il palmo delle mani, e poi dal centro verso l’esterno con le dita “ad artiglio”. Non bisogna trascurare la parte alta, sotto le clavicole e fino al bordo dell’osso, il centro del petto sullo sterno, dove si può esercitare un massaggio circolare con indice e medio uniti, e la parte frontale e interna delle ascelle, dove il petto si unisce alle spalle.

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È bene dedicare vari minuti a questa attività, sia per fare in modo che la circolazione linfatica si attivi, sia per osservare con calma le emozioni che affiorano durante la pratica, i pensieri che colleghiamo a questa azione, la postura che teniamo.

Infatti, anche una postura eccessivamente chiusa in avanti non facilita la respirazione né la circolazione nella zona in questione.

Al termine del massaggio, proviamo a unire di nuovo tra loro i palmi delle mani e a raddrizzare la schiena, accogliendo le sensazioni che ci arrivano.

Il massaggio promuove lo smaltimento delle tossine (ama, per l’ayurveda) e degli ormoni che si depositano nella materia grassa del nostro corpo, e migliora la circolazione linfatica. Inoltre, portare l’attenzione, attraverso il contatto della mano, su una zona del corpo, significa anche portarla, attraverso la stimolazione sensoriale e il suo riflesso sulla corteccia cerebrale, sui collegamenti neuronali che associamo a qualla parte – e questo significa promuovere lo smaltimento delle “tossine mentali”!

Per quanto riguarda lo yoga, ci sono varie pratiche che aiutano nella cura di questa zona del corpo:

i pranayama riequilibranti, indicati anche in gravidanza, come il respiro a narici alternate;

i pranayama depurativi, come il respiro di fuoco;

le posizioni che aprono le spalle e le ascelle, come il piccolo ponte;

le posizioni che aprono il petto e lo sterno, come il cammello;

le posizioni che aprono il centro del petto e tonificano braccia e spalle, come l’arciere.

Per finire, allego una semplice sequenza che lavora sia a livello delle strutture muscolari e scheletriche della zona, sia sulla respirazione e sulla circolazione, sia sul flusso emotivo, che si può fare a casa in pochi minuti, dopo aver aperto lo spazio come descritto qui.

openheart

Buona pratica.

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