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Sadhana – qualche informazione

“Quando sacrifichiamo tempo e spazio, tempo e spazio sono al nostro servizio” Yogi Bhajan.

Al mattino, infreddolita e con la netta sensazione di essere in debito di sonno, mi accingo, esitando, a varcare la soglia del mio tappetino e cerco di tenere presenti queste parole.

Viviamo una vita frenetica, non abbiamo abbastanza tempo ed energia per fare tutto quello che vorremmo e dovremmo. Spesso i nostri pensieri ci avvolgono in spirali dalle quali è difficile uscire, oppure le emozioni, che ci travolgono durante la giornata, e talvolta anche durante il sonno, ci portano in un saliscendi davvero faticoso. Se, diversamente, siamo portati a tenere le distanze da tutto questo vorticare, capita che ci annoiamo, o di sentire vuoto, solitudine, mancanza di motivazione. Può anche darsi che questi due momenti si alternino.

Sadhana letteralmente, in sanscrito, vuole dire “il mezzo per realizzare qualcosa”.

Cosa vogliamo realizzare? Un cambiamento.

Cosa vogliamo cambiare? Noi stessi.

In che modo vogliamo cambiare noi stessi? Diventando chi sentiamo di essere davvero, al di là di giudizi e aspettative.

fireoftruth
il fuoco della verità

In effetti si tratta di un progetto impegnativo, non a caso chi intraprende la Sadhana è detto Sadhaka, e cioè discepolo spirituale, chi è allievo e studente e pratica con costanza: mentre la realtà con la quale ci confrontiamo è quella in cui, con in mente una serie di impegni e di cose che vorremmo fare, mentre ancora il sole non è alto, dovremmo cercare di strapparci al nostro caldo e confortevole giaciglio per andare ad esercitarci. L’obiettivo sembra troppo distante e la quotidianità troppo vincolante.

Eppure, parlando di Sadhana, non si parla d’altro che di cambiare abitudini. Tutti noi abbiamo abitudini quotidiane: chi si sveglia e fa colazione sempre alla stessa maniera, chi fuma una sigaretta, chi legge il giornale, chi ama rifare subito il letto, e così via. Conosco tante persone che si alzano cinque minuti prima per avere un attimo per sè – io sono sempre stata tra queste – magari tornando per un po’ sotto le coperte in un secondo momento. L’orario per la Sadhana non è obbligatoriamente al mattino prestissimo, ma capita che sia il momento più adatto: la quiete prima della tempesta, prima di essere travolti dalla giornata, e magari non ancora intossicati dalle nostre abitudini serali – difficile pensare a una pratica effettuata dopo qualche bicchiere, ad esempio. Non conosco nessuno a cui non piaccia il cielo prima dell’alba, quel momento di estrema pace e silenzio che è anche chiamato “amrit vela”, le ore di ambrosia.

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venere sta per essere nascosto dal sole, foto presa da qui

Ogni volta che nella vita abbiamo desiderato cambiare un’abitudine che ci faceva soffrire, e ci siamo impegnati in questo senso, abbiamo fatto qualcosa di simile: la Sadhana non è solo alzarsi al mattino e praticare esercizi o meditazione: se sei disordinato, rassetta la tua stanza; se prendi troppi impegni, sceglili meglio; se mangi in maniera irregolare, datti delle regole; se tendi a dire cose terribili e di cui pentirsi mentre sei arrabbiato, impara ad uscire dalla stanza e a prendere fiato prima di parlare; se diventi ipercritico davanti a una persona che ti mette in discussione, impara a riconoscerti nell’altro; se reagisci cinicamente al dolore, prova a praticare la compassione: e così via. Tutto questo non perché devi, o perché vuoi essere perfetto, ma perché gli schemi che generano sofferenza si ripetono attraverso diversi partner, diversi posti di lavoro, diversi luoghi di residenza, e può darsi che si abbia voglia e necessità di aumentare le proprie possibilità di scelta trasformando qualcosa di più profondo.

Quando ci sentiamo sotto pressione, l’unico modo per allentare questa sensazione è agire: questa è la spinta ad intraprendere un percorso che in principio può essere minimale: un esercizio che ci piace – per pochi minuti, per un periodo di tempo prestabilito, ad esempio un certo numero di giorni – va a costruire le basi di quello che diventa il punto fermo di tempo e spazio dedicati con impegno, a partire dal quale possiamo orientare tutta la giornata, ogni giorno, un giorno dopo l’altro: la Sadhana, appunto, ossia quell’insieme di abitudini, scelte da noi, che stabiliamo siano formative del cambiamento auspicato.

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sarvambikesha, la divinità completa nel suo aspetto maschile e femminile insieme

Allora, andiamo al sodo:

  • trova un luogo adatto
  • scegli una pratica che ti piace e che sai che ti serve
  • dedica un tempo prestabilito, ad un orario il più possibile fisso
  • prova a svolgere questa pratica – nonostante i dubbi che avrai nel frattempo – per 40 giorni di seguito, il minimo per disinnescare un’abitudine che non ci piace

Per rendere la propria Sadhana più semplice può essere importante utilizzare qualche trucco: condividi la tua esperienza con i compagni quando vai alle lezioni di gruppo, parlane con l’insegnante, fatti aiutare per effettuare la scelta più adatta, scegli un obiettivo ragionevole sia a breve che a lungo termine, tieni un diario per registrare le tue sensazioni, stabilisci un premio per quando avrai raggiunto l’obiettivo, goditi il percorso il più possibile.

Se vuoi, raccontami la tua esperienza.

Buona Pratica

Margherita

 

 

 

 

 

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11 thoughts on “Sadhana – qualche informazione

  1. Davvero ben spiegata la Sadhana, ci sono spunti di riflessione e incoraggiamenti interessanti.
    Mi trovo in una fase di blocco proprio dopo aver appena concluso il corso di formazione di primo livello kundalini yoga e leggere questo articolo mi ha smosso qualcosa…
    Sarà interessante seguire i tuoi post 🙂
    Complimenti
    Japmant Kaur

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    1. Grazie a te!
      Se ti senti in difficoltà puoi provare a partire da qualcosa di piccolo, o forse al contrario raccogliere una sfida che senti in sospeso da un po’ 🙂
      Sat Nam

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  2. Ciao Margherita! In primis volevo fare i complimenti a te e alle ragazze che contribuiscono al blog, e ringraziarvi per queste pillole di ossigeno mentale e spirituale di cui la nostra anima più pura necessita☺️
    In secondo luogo, avrei piacere a condividere la mia esperienza di Sadhana (o almeno credo) iniziata da qualche mese per caso o..per inconscia necessità di coccolarmi: tutte le mattine mi dedico 10 min di saluto al sole e…rinasco! Ho più energia, sono più calma e reagisco meglio alle avventure che la quotidianità mi riserva…
    Credo che chiunque di noi abbia la necessità di crearsi un proprio spazio per poter poi dare spazio e tempo agli altri. Diventa un modo per non annullarsi o perdersi ma produrre una sorta di protezione attorno…
    Grazie ancora e buona continuazione!😃

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    1. Grazie mille per il tuo racconto 💜
      Anche io provo la stessa sensazione, è come se mi costruissi una protezione per tutta la giornata: questo mi fa superare anche la mia tremenda pigrizia

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  3. Brava Margherita!
    diverse frasi illuminanti in questo articolo! Tra le mie preferite:
    “la Sadhana non è solo alzarsi al mattino e praticare esercizi o meditazione” …
    “Tutto questo non perché devi, o perché vuoi essere perfetto, ma perché gli schemi che generano sofferenza si ripetono” ..
    “Quando ci sentiamo sotto pressione, l’unico modo per allentare questa sensazione è agire” …

    …detto con ironia e voglia di sorridere, il tuo post è come Kunfu Panda, tutte le volte che lo rileggo ci trovo perle di saggezza! Grazie!

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