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Superare le difficoltà

40 giorni fa, l’8 luglio, ero a Campiglia con Serena per un seminario di Yoga di Sandra Sabatini e Michal Havkin ed era il compleanno della mia nonna paterna, alla quale ero molto legata e che è morta nel 2009. Proprio quel giorno ho pensato di ricominciare la sadhana, una pratica quotidiana da fare per 40 giorni consecutivi, di cui Margherita aveva scritto in altri post (sadhana – qualche informazionesadhana – indicazioni pratiche). L’avevo iniziata altre volte ma poi avevo abbandonato, trovando varie scuse: oggi sono troppo stanca, non ho tempo, ho mal di testa, etc. Stavolta volevo arrivarci in fondo e sentivo di potercela fare, anche perché contando 40 giorni – la mia mente organizzativa e già vogliosa di arrivare alla fine non aveva potuto fare a meno di contare i 40 giorni per calcolare la data finale 🙂  – si arrivava a oggi, 16 agosto, che è anche la data della morte di mio papà, esattamente un anno fa. Questa strana coincidenza mi ha dato la spinta per ricominciare, con una motivazione in più: ho pensato che potevo farlo un po’ anche per loro, mia nonna e mio papà (a volte fare le cose per gli altri mi riesce meglio che farle per me stessa) e un po’ anche per me, per provare a lasciarli andare. E’ molto difficile per me lasciare andare le cose, anche i morti.
Come pratica quotidiana ho deciso di recitare un mantra che mi era stato dato l’anno scorso, dopo la morte di mio padre e dopo quei mesi difficilissimi di malattia e di accompagnamento alla morte.
Eccolo:
Sa Re Sa Sa Sa Re Sa Sa
Sa Re Sa Sa Sarang
Har Re Re Har Har
Har Re Re Har Har
Har Re Re Har Har Harang
E’ un mantra del Kundalini Yoga, Margherita mi aveva detto si chiamava Antar Naad Mantra e che serviva per superare le avversità. Qui trovate tutta la spiegazione, compresa una meditazione da fare con la luna piena.
Non sono molto pratica di mantra, meditazione e di solito faccio fatica perché la mente mi va subito altrove. Ma stavolta ho provato a lasciarmi andare e a farlo, semplicemente, senza stare troppo a pensare e giudicare. L’ho fatto ripetendolo ogni giorno per 11 minuti, usando la  versione musicale del mantra per aiutarmi e darmi un ritmo. L’ho fatto quando potevo, a volte la mattina prima di andare al lavoro, a volte la sera prima di dormire. Di solito in posizione seduta, a terra, altre volte seduta sul letto oppure distesa (credo anche di essermi addormentata almeno una volta o due). In genere da sola, una sola volta in compagnia. Ho imparato piano piano a coordinare la respirazione con la ripetizione del mantra, ad accogliere i pensieri che venivano e a lasciarli andare. L’ho fatto al meglio delle mie possibilità e ho cercato di non giudicarmi, dicendomi per esempio che avrei potuto farlo meglio, essere più concentrata, farlo sempre alla stessa ora, alla ricerca di un perfezionismo spesso inutile. L’intenzione era quella che contava.
La strana coincidenza di date si è poi arricchita di un ulteriore particolare, di tutt’altro genere ma sempre legato al lasciare andare e al superare le difficoltà: oggi è anche il mio ultimo giorno di lavoro, del lavoro che ho fatto in questi ultimi 10 anni ovvero i primi 10 della mia vita lavorativa post laurea e post master. Provo a superare anche queste difficoltà e a lasciare andare anche questo.

[Nell’immagine, particolare dell’opera “Salto nel vuoto” di Yves Klein, 1960]

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